Adhd deficit di attenzione ed iperattività: Storia

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Adhd Storia

L’ADHD è il risultato di numerosi studi e possiamo individuare, negli studi di G.F Still risalenti al 1902, le prime osservazioni su un gruppo di bambini che presentavano secondo lo studioso “un deficit nel controllo morale [ … ] e un’eccessiva vivacità e distruttività.”

Per alcuni anni, e in alcuni casi tutt’oggi, i comportamenti di tipo iperattivo e distruttivo nonché la capacità di mantenere l’attenzione in determinati contesti furono sempre ricondotti ad un atipico sviluppo morale e non alla definizione di un vero e proprio disturbo.

Negli anni Trenta le ricerche iniziarono ad arricchirsi ulteriormente portando alla conclusione che esistesse un correlazione tra la disattenzione e l’iperattività e individuando l’esistenza di un danno cerebrale che all’epoca non fu identificato.

Fu necessario aspettare il 1968 nella seconda edizione del DSM II, ossia il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, per avere una vera propria etichetta diagnostica: reazione ipercinetica del bambino.

In quest’ultima definizione veniva messo, come è facile dedurre, in primo piano l’aspetto motorio e in secondo quello cognitivo.

Il DSM III, pubblicato nel 1980, oltre a presentarsi rivoluzionario sul piano diagnostico per una più affinata strutturazione nei confronti dei disturbi dell’infanzia, presenta una nuova etichetta più vicina a quella attuale: disturbo da deficit di attenzione; il cambiamento nel termine mette in luce il maggiore accento posto sulla dimensione cognitiva a scapito di quella prettamente comportamentale.